Lavorazione del corallo

Eccellenza E TRADIZIONE

Il Materiale: Cos’è il Corallo

Corallium rubrum - WikipediaIl corallo è ricavato da colonie di celenterati. Le colonie sono formate da polipi che crescono formando uno scheletro di carbonato di calcio, che funge loro da sostegno e da protezione. Esistono due tipi di polipo: a sei e a otto tentacoli. Nelle lavorazioni di gioielleria si usano i coralli formati da polipi a otto; infatti gli esacoralli (quelli delle barriere coralline), per le loro caratteristiche di scarsa compattezza, non sono adatti a tale scopo. I coralli usati per la lavorazione si pescano principalmente nei mari giapponesi e in quelli mediterranei. Il colore più comune del corallo è il rosso nelle sue gradazioni fino al bianco, che vengono distinte commercialmente in: corallo moro, rosso, rosa, pelle d’angelo e bianco.

Tipologie, Origini e Varietà Esclusive

1. Il Corallo del Mediterraneo (Corallium Rubrum)

Pescato in Italia (Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Liguria, Sicilia e Sardegna), Grecia, ex Jugoslavia, Corsica, Francia, Spagna e Marocco, è stato il corallo più lavorato nel XIX secolo. Appartiene alla specie Corallium Rubrum e presenta un colore generalmente rosso, con tonalità tendenti allo scuro o al rosso vivo; molto raramente può assumere una colorazione rosa pallido. È costituito da cespi alti in media 20-25 cm e larghi dai 10 ai 15 cm. Il diametro dei rami varia da 1 a 15 mm. Il peso di ogni cespo oscilla tra i 100 e i 150 g, ma può raggiungere anche i 1.500 g in esemplari con un’altezza di 60 cm. Viene pescato a profondità che variano dai 30-50 m fino a oltre i 150 m.

2. Il Corallo di Sciacca (Oro Rosa di Sicilia)

Pescato intensivamente tra il 1875 e il 1887 in Sicilia, a circa trenta miglia dalla costa di Sciacca, si trova a profondità che variano dai 150 ai 200 metri. Presenta una colorazione rosa salmone, dall’intenso al pallidissimo, talvolta caratterizzata da macchie giallo-brune o nere; queste sono dovute all’azione ossidante di alcuni batteri che, attaccando le componenti ferrose del corallo, determinano le caratteristiche bruniture. Questo corallo giaceva ammassato in enormi quantità su un fondo fangoso con rami lunghi e affusolati (spessore medio 7 mm).

3. Il Corallo del Giappone

Fu la materia prima maggiormente utilizzata per la produzione italiana, praticata soprattutto a Torre del Greco tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Appartenente alle specie Corallium Japonicum, Elatius, Secundum e Kanojoi, presenta colorazioni e tonalità che variano dal bianco (Shiro) e bianco rosato, al rosa pallido o “pelle d’angelo” (Bochè), fino al rosso vivo o “cerasuolo” (Momo) e al rosso scuro o “moro” (Aka). Una caratteristica distintiva del corallo dle giappone è la presenza costante di una venatura interna (detta “anima”), di colore bianco nei coralli rossi e rosa in quelli chiari. Pescato a oltre 200 metri di profondità, è costituito da cespi disposti su un unico piano a ventaglio. L’altezza media è di 30-40 cm — ad eccezione del cerasuolo, che può raggiungere il metro — con un diametro dei rami di circa 160 mm

Luoghi di pesca: Baia di Tosa, Isola Hachijo, isoletta Goto, Isola Ogasawara, Formosa (Taiwan) e Isole Pescadores.

4. Coralli del Pacifico

Individuati tra il 1965 e il 1979, questi coralli vengono pescati in diverse aree dell’Oceano Pacifico e si distinguono per caratteristiche uniche:

  • Midway (1965): Presenta un colore bianco o rosa, spesso punteggiato o striato di rosso. Vive a una profondità di 300-400 metri e forma cespi a ventaglio di media grandezza.
  • Garnet (1970): Caratterizzato da un colore rosa molto intenso tendente al giallo. Vive a profondità maggiori, tra i 500 e i 700 metri. Ha rami piatti e contorti, con cespi strutturalmente simili a quelli del corallo mediterraneo.
  • Miss (1976): Di colore rosa tendente al violaceo, presenta cespi a ventaglio e rami schiacciati con uno spessore compreso tra i 5 e i 10 mm.
  • Deep Sea (1979): Presenta un colore rosso vivo nei rami piccoli, con una tonalità che tende a schiarirsi man mano che il ramo si ispessisce. I cespi, di dimensioni notevoli (50-70 cm), sono disposti a ventaglio o a tronchi paralleli e spesso appaiono schiacciati. È la varietà che vive più in profondità, tra gli 800 e i 1.500 metri.

L’Arte della Lavorazione

Le Tecniche di Produzione

Il corallo viene impiegato sia come gemma preziosa in gioielleria, sia nella creazione di oggetti artistici e decorativi. Esistono, in estrema sintesi, due principali settori di produzione:

  • L’Incisione: dedicata alla realizzazione di pezzi unici, lavori particolari e sculture raffinate.
  • Il “Liscio”: una lavorazione a carattere più seriale, un tempo distinta in “tondo e rotondo” e “roba di fabbrica”.

L’Incisione Artistica e Scultorea

Bulini e Micromotore per Incisione Corallo

L’incisione trasforma il corallo in vere e proprie sculture. Si opera per asportazione di materiale utilizzando bulini e frese applicate a micromotori elettrici; le più diffuse presentano un asse in acciaio e una testa in carburo di tungsteno, smeriglio o diamante. Mentre la fresa permette una maggiore velocità operativa, il bulino garantisce effetti superficiali e una precisione artistica ineguagliabile.

I bulini sono strumenti da taglio molto affilati, dotati di un ampio manico; vengono utilizzati con l’ausilio di un piccolo straccio, che permette all’incisore di far scivolare la lama con estrema precisione e controllo.

La Lavorazione a Liscio

Per lavorazione a liscio si intende la realizzazione di manufatti per la gioielleria di forma geometrica. Questo processo avviene mediante asportazione di materiale attraverso l’uso di seghe, mole abrasive e lime. La finitura e la lucentezza finale si ottengono tramite burattatura o attraverso la lucidatura a cera.

Le Fasi di Lavorazione del Corallo:

  1.  il materiale pescato viene lavato e suddiviso per dimensione, forma e colore, così da destinare ogni pezzo all’utilizzo più idoneo. È affascinante la terminologia tradizionale usata per distinguere il grezzo in base allo spessore:
    • Terraglio: cime e rametti sottili.
    • Terraglione: rametti di spessore maggiore.
    • Barbaresco: rami di 4-5 mm di diametro.
    • Corpo: rami di oltre 5-6 mm di diametro. Mostra: la parte di maggior spessore del cespo.
    • Paccottiglia: tronchi lineari e privi di ramificazioni.
  2. Taglio: si svolge su un apposito banco di legno. Il pezzo viene inciso prima con una lima d’acciaio a triangolo, poi più profondamente con una “spada a sega” e infine reciso con una grossa tenaglia.
  3. Crivellatura: il corallo tagliato e selezionato per colore passa attraverso una serie di crivelli dal fondo in ottone, con fori di grandezza crescente, per ottenere lotti di diverse misure.
  4. Foratura: utilizzando un trapanetto ad arco con punta d’acciaio, il corallo viene forato a “passatoio” (da parte a parte) per le collane, oppure a “mezzobuco” per bottoni, palline e pendoli da fissare su perni.
  5. Spianatura: in questa fase il corallo, infilato su un filo di ferro teso, viene sgrossato su una mola di pietra arenaria. Arrotatura o
  6. Arrotondatura: è la fase di modellatura. Per la cosiddetta “roba di fabbrica” si utilizza una grossa mola azionata a mano. Per il “tondo e rotondo”, si procede a un’ulteriore rifinitura con la “quadrella” (una lima d’acciaio temperato a punta) per rendere perfetta la sfera del pallino.
  7. Depurazione: per restituire al corallo la sua tonalità naturale e renderlo più vivido, il materiale viene immerso in un bagno di acqua ossigenata.
  8. Lucidatura (Lustrata): i coralli sono posti in sacchetti di tela o barili rotanti (mossi eccentricamente) insieme ad acqua saponata, polvere di pomice e polvere di corno di cervo calcinato, sfruttando l’azione abrasiva di queste sostanze.
  9. Assortimento: i pezzi vengono ulteriormente selezionati per garantire uniformità di misura, colore e qualità.
  10. Infilatura: i coralli così assortiti vengono infine composti in fili di varia lunghezza.

Glossario dei Tipi di Lavorazione

  • FFrange: fili composti da cime sottili di corallo, lunghe dai 5 ai 50 mm. circa, bucate in senso orizzontale in prossimità di una delle due estremità; la lunghezza dei coralli è digradante dal centro verso le estremità;
  • Spezzati: fili composti da piccole cime di corallo lunghe dai 4 ai 10 mm. circa, bucati al centro in senso orizzontale;
  • Rocchielli: piccole cime di corallo poco più spesse degli spezzati, diritte e con i bordi leggermente torniti;
  • Cupolini: rocchielli a punte completamente tornite;
  • Mezzi finiti: tronchetti di corallo simili ai cupolini ma lavorati al centro in modo da diminuirne lo spessore. Questo consentiva maggiore aderenza ad incastro tra i coralli, così da renderne più fitta la sequenza;
  • Finiti: ulteriore lavorazione dei mezzi finiti: che permetteva di ottenere due pallini uniti tra loro. Nel punto di unione era praticato il foro per l’infilatura;
  • Cannettine: tronchetti diritti, di misura e spessore variabili, levigati in modo da assumere una forma cilindrica e bucati in senso longitudinale;
  • Mezzania: cannettine molto corte (fino a un massimo di 6 mm.), con i bordi smussati;
  • Chiattelle: rondelle di corallo, più o meno spesse, con i bordi arrotondati; flotticelle: cilindri di corallo appena smussati alle estremità. Venivano preparati in fili da 45 a 240 cm. di lunghezza;
  • Olivette: coralli a forma di oliva, più o meno allungate;
  • Corpetti: piccoli globi di corallo, di lunghezza leggermente inferiore alle botticelle;
  • Corpi: corpetti leggermente più grandi (4-5 mm. di diametro);
  • Filotti: oggi denominati “corallo di fabbrica”, hanno forma simile ai corpi ma dimensioni maggiori;
  • Tondo: pallini perfettamente sferici
  • Maometti: tronchetti lunghi dai 3 ai 5 cm. e spessi 8 mm. circa e bucati in senso longitudinale. Di queste lavorazioni solo alcune sono ancora oggi in uso.
  • Colletti: fili di spezzati lunghi 18 cm.;
  • Sciarpe. spezzati e rocchielli lunghi circa 120 cm.;
  • Filo di grossezza: filo in cui venivano raccolti i coralli più grandi della partita lavorata;
  • Mazzi di grossezza: mazzi formati da un filo di grossezza e 24 fili tra loro uguali per forma e dimensioni;
  • Codini: piccoli fili che raccoglievano pochi grani di corallo molto grossi;
  • Caporesti: mazzi di fili dai 6 ai 12 mm. di spessore che raggiungevano un peso di 250 gr. ciascuno;
  • Fili accodati: fili con coralli dello stesso taglio posti in ordine decrescente dal centro verso le due estremità;
  • Fili uguali: fili con coralli dello stesso taglio e della stessa grandezza.