La sezione Arte da Vivere esplora il confine sottile tra l’opera d’arte e l’oggetto d’uso, trasformando il quotidiano in un’esperienza estetica senza tempo. Per Ludovico D’Elia, progettare per gli spazi dell’abitare significa dare un’anima alla materia, creando icone capaci di definire l’identità di un ambiente.
ERINNI | Il Trionfo della Tecnica sulla Materia
Materia: Corallo Cerasuolo in pezzo unico, Oro, Quarzo.
Anno: 1998-1999
L’Opera e il Mito
Ispirata alle divinità infernali perseguitatrici, l’opera raffigura due delle tre Erinni. Le figure, attorniate da serpenti, emergono dal corallo in un parossismo di ira e vendetta, trasformando il mito in una presenza fisica di drammatica intensità.
La Sfida Scultorea: L’Anatomia del Corallo
Lavorare il corallo richiede solitamente di accettare compromessi sulle proporzioni per aggirare le naturali porosità e cavità del materiale. In quest’opera ho scelto di sfidare questi limiti. Attraverso uno studio graduale e una progettazione che manteneva aperte le opzioni dinamiche degli arti fino all’ultimo istante, ho ottenuto un risultato unico: un’anatomia iperrealistica in un contesto surreale. Ogni dettaglio, dalle proporzioni dei corpi alle vene gonfie del collo, è stato scolpito con un rigore millimetrico che ignora le fragilità intrinseche della materia organica.
L’Ingegneria nell’Arte: Struttura e Baricentri
L’opera rappresenta un vertice di micro-ingegneria applicata all’arte:
- Il Valore del Pezzo Unico: Le due figure principali, intrecciate ai serpenti, sono ricavate a mano da un unico, straordinario pezzo di corallo, preservando l’integrità cromatica e l’unicità materica.
- Bilanciamento dei Pesi: Le ali, realizzate a cera e rifinite dopo la microfusione in oro, sono ipernate e avvitate nel corallo. Il sistema di fissaggio è stato progettato per scaricare il peso in modo equilibrato, evitando che il carico del metallo prezioso compromettesse la fragile struttura dei corpi.
- Estetica Strutturale: Anche i serpenti in oro non assolvono solo a una funzione ornamentale e drammatica; essi fungono da veri e propri sostegni strutturali, garantendo stabilità e durata all’intera composizione.
Erinni è la testimonianza di come il Metodo Creativo di Ludovico D’Elia permetta di realizzare visioni audaci, dove la sicurezza tecnica diventa il fondamento della meraviglia estetica.
RIFLESSIONI SU DI UN RICORDO
Materia: Bronzo, Ferro, Piombo.
Dimensioni: 90 x 90 x 70 cm
Anno: 1996-1997
Collocazione attuale: Museo di Pietrarubbia (PU).
Realizzata durante il prestigioso corso TAM (Trattamento Artistico dei Metalli) sotto la direzione diretta di Arnaldo Pomodoro, quest’opera rappresenta un momento cruciale della mia evoluzione artistica. Pubblicata nel catalogo ufficiale del TAM (1996) e nel volume della Scuola d’Arte del Montefeltro, la scultura è oggi parte della collezione esposta a Pietrarubbia, testimoniando il legame tra la mia ricerca e i centri d’eccellenza della scultura italiana.
Simbolismo e Narrazione Plastica
L’opera si articola su una struttura a treppiede in ferro sotto la quale corre un nastro che prende le sembianze di una “strada” in piombo. Lungo questo percorso si muovono tre figure in bronzo in una ricerca silenziosa tra assenza e memoria:
- L’Aquila: Posta all’apice della struttura, rappresenta l’immagine idealizzata che conserviamo di chi non c’è più; una proiezione soggettiva della mente.
- La Figura all’Orizzonte: Situata alla fine della strada, incarna la realtà oggettiva della persona perduta.
- La Figura Centrale: Rappresenta l’essere umano, sospeso tra il ricordo e la realtà.
La Sfida Concettuale: I Limiti dell’Essere
La figura centrale è bloccata: ha un tronco al posto delle gambe e le sue mani sono vincolate da catene ai polsi. Questo dettaglio rivela il cuore dell’opera: l’uomo, limitato dalla propria natura e dai propri condizionamenti culturali, non può voltarsi verso la realtà che ha alle spalle, ma cerca disperatamente il contatto visivo con l’immagine mentale (l’aquila) prodotta dalla sua mente. “Riflessioni su di un ricordo” è un’indagine sui limiti della mente umana nel comprendere il mondo, ma è anche una riflessione sull’arte stessa. L’opera suggerisce che l’astratto puro non possa esistere: ogni parto della mente è inevitabilmente frutto di un’elaborazione di ciò che abbiamo percepito, appreso e vissuto.
INTROSPEZIONE DI UNA CALMA APPARENTE
Materia: Polistirolo ad alta densità con finitura vulcanica materica.
Dimensioni: 200 x 60 x 160 cm
Anno: 2001
Esposizione: Villa del Cardinale, Torre del Greco.
Realizzata per una mostra patrocinata dal Comune di Torre del Greco, quest’opera dalle dimensioni monumentali è stata esposta nella prestigiosa cornice di Villa del Cardinale. La sua finitura superficiale, studiata per evocare la forza primordiale della lava vulcanica, crea un legame viscerale con l’identità del luogo, trasformando un materiale leggero in una presenza massiva e drammatica.
Visione Surreale e Simbolismo Concettuale
Dalla roccia fluida e oscura emergono quattro figure in un dialogo tra stasi e tensione:
- Le Figure Superiori: Due entità contrapposte colte in un tentativo di fuga o di reazione reciproca, bloccate in un parossismo che non trova sfogo.
- La Figura Adulta e il Bambino: Alla base, una figura accoglie e protegge un bambino in un abbraccio universale.
L’opera esplora il paradosso della “calma apparente”: la tensione verso la fuga o la reazione a una situazione esterna è totalmente congelata dalla volontà suprema di proteggere la propria essenza, simboleggiata dalla figura del bambino. In questa scultura, la sfida tecnica risiede nella gestione delle proporzioni su grande scala e nella nobilitazione della materia. L’utilizzo del polistirolo, trattato con fondi e patine speciali per simulare la porosità e il peso della roccia vulcanica, dimostra una capacità di modellazione dei corpi che fonde il linguaggio surreale con un forte impatto scenografico.
PREMIO TORRE DEL GRECO
Riconoscimenti: Primo Premio Assoluto e Primo Premio Giovani – Premio Nazionale Città di Torre del Greco.
Questa triade di opere in corallo cerasuolo rappresenta il vertice della ricerca giovanile di Ludovico D’Elia sulla materia organica. Vincitrici del massimo riconoscimento nel distretto mondiale del corallo, queste sculture testimoniano la capacità di piegare la natura alle esigenze dell’anatomia e del simbolo.
LA VANITÀ (1999)
Materia: Corallo Cerasuolo. L’opera esplora la seduzione attraverso una sfida tecnica estrema: la resa del tessuto. La figura femminile è parzialmente celata da un velo scolpito con una finezza tale da simulare la trasparenza, permettendo alla luce di rivelare le forme sottostanti. Un esercizio di virtuosismo dove la pietra calcarea del corallo perde la sua durezza per farsi stoffa impalpabile.
CRISTO (1998)
Materia: Corallo Cerasuolo, Argento, Cristallo. In questa deposizione stilizzata, l’attenzione all’anatomia diventa narrazione del dolore. La tensione muscolare e la pelle tesa in corrispondenza delle stimmate rivelano un rigore scientifico applicato alla scultura sacra. L’Ingegneria della Materia: La scultura è stata ricavata da un unico ramo di corallo. Attraverso uno studio geometrico del grezzo, sono stati recuperati i volumi delle braccia dalle porzioni eccedenti del ramo, garantendo un’integrità venosa e cromatica assoluta.
LA PAURA DEI MEDIOCRI (1998)
Materia: Corallo Cerasuolo, Oro, Marmo. L’opera più complessa della trilogia, un’indagine psicologica sulla dualità tra apparire ed essere. Una figura dal fisico atletico è sorretta da una massa fluida — la Coscienza — che presenta uno sguardo severo.
- Il Simbolo: La coscienza, mentre sostiene l’uomo, gli strappa una maschera in oro, rivelando l’assenza di un vero volto sottostante.
- La Critica: È il ritratto della mediocrità: chi cura ossessivamente l’immagine esterna finisce per smarrire la propria essenza. La massa fluida assume da un lato le sembianze di un uccello, simbolo di una libertà negata.
PULCINELLA: IN FUGA DAGLI STEREOTIPI
Materia: Testa e mani in Corallo, maschera in Argento, corpo in stoffe secondo la tradizione napoletana.
Anno: 1997
Pubblicazioni: Vogue Gioiello | Il gioiello fra storia e costume (N. D’Antonio, D. Cristiano).
L’Opera: Una Rottura Identitaria
Questo lavoro reinterpreta l’icona napoletana per eccellenza in un atto di ribellione. Pulcinella è colto in una corsa dinamica mentre si spoglia del suo stereotipo: la mano protesa all’indietro si apre, lasciando cadere la maschera in argento.
Nota dell’Autore: È singolare come la forza dello stereotipo sia difficile da sconfiggere; durante la sessione fotografica per le pubblicazioni, la maschera fu erroneamente riposizionata sul capo, mitigando involontariamente il messaggio di rottura radicale dell’opera.
La Genesi: La Lezione della Materia
Primo lavoro in corallo di Ludovico D’Elia, “Pulcinella” è stato un vero maestro. Confrontandosi con le insidie delle cavità naturali di un incrocio tra rami, la natura del corallo impose dei cambi di programma radicali: la forma della testa subì una rotazione imprevista e una cavità profonda sul fianco del volto fu trasformata nella bocca aperta della figura, conferendo al personaggio un’espressività vitale e drammatica.
IL PRESEPE NOBILE: SACRA FAMIGLIA IN CORALLO
Materia: Testa, mani e piedi in Corallo Cerasuolo; corpi in stoffa e fil di ferro secondo la tradizione del ‘700 napoletano.
Anno: 1997-1998
In questo progetto, l’antica tecnica dei pastori in terracotta viene elevata attraverso l’uso del corallo. San Giuseppe e la Vergine Maria diventano sculture d’alta gioielleria che mantengono l’anima della tradizione partenopea vestendosi di una materia eterna e preziosa.
Iperrealismo e Micro-Scultura
La sfida principale è stata la trasposizione del realismo tipico del ‘700 napoletano su un materiale complesso come il corallo. L’attenzione all’anatomia è estrema:
- Dettagli Epidermici: La resa delle ossa, la tensione dei tendini e il reticolo delle vene sono trattati con precisione millimetrica.
- Espressione e Carattere: La modellazione dei volti rivela una capacità di analisi fisiognomica che conferisce alle figure una dignità e un’anima vibrante.
TESTA DI GUERRIERO | Scultura Funzionale Multifunzionale
Materia: Corallo Cerasuolo, Oro giallo.
Anno: 2002
Tipologia: Gioiello trasformabile / Accessorio d’ufficio d’alto prestigio.
Quest’opera nasce da una visione progettuale dove l’oggetto d’arte evolve a seconda delle necessità. Una testa di guerriero in corallo con elmo in oro, progettata per assolvere a una doppia funzione senza perdere la sua aura di distinzione.
Ingegneria del Gioiello: Il Meccanismo di Trasformazione
La vera sfida risiede nella sua natura ibrida. Non si tratta solo di una scultura, ma di un componente di precisione:
- Indossabilità: Grazie a un sistema di aggancio sicuro, l’opera nasce come un ciondolo scultoreo di grande impatto.
- Integrazione Funzionale: Tramite un meccanismo meccanico, la testa può essere rimossa per essere innestata come terminale di un tagliacarte da scrivania.
- Design d’Innesto: L’elmo in oro funge da interfaccia strutturale tra la fragilità del corallo e la solidità del tagliacarte, garantendo un incastro perfetto.
“Testa di Guerriero” testimonia come il Metodo Creativo di Ludovico D’Elia sia in grado di risolvere complessità tecniche legate alla multifunzionalità, elevando l’oggetto artistico a pezzo di industrial design d’élite.
CAVALLUCCIO MARINO | Equilibri Materici
Materia: Argento 925, Madreperla, Ceramica.
Tipologia: Micro-scultura d’arredo / Arte da Vivere.
Il cavalluccio marino è reso con un realismo analitico che cattura l’essenza dinamica. La scelta dell’argento brunito permette di esaltare ogni dettaglio anatomico, creando un gioco di rifrazioni con la luce della madreperla.
La Sfida Tecnica: L’Incontro tra Materie Diverse
L’opera rappresenta un esercizio di precisione nell’integrazione di materiali eterogenei:
- L’innesto delle pinne e degli occhi in madreperla sul corpo in argento richiede un controllo millimetrico delle tolleranze. La fragilità della madreperla è valorizzata dall’abbraccio del metallo, tenendo conto delle diverse risposte termiche e meccaniche dei materiali.
Il “Cavalluccio Marino” dimostra come il Metodo di Ludovico D’Elia sappia trasformare un soggetto classico in un pezzo di modernariato d’élite, dove la cura del dettaglio costruttivo garantisce l’armonia dell’opera finale.





























